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    Turricula

    La turricula è un oggetto che nel mondo dell'Impero Romano era molto comune soprattutto nelle tabernae e nelle popine dove spesso gli antichi Romani si ritrovavano a passare il tempo nel pomeriggio giocando ai dadi e serviva a scongiurare risse e accoltellamenti quando le scommesse salivano troppo.


    €40

    Gioco Romano

    Numero di giocatori: qualsiasi
    Durata: ---
    Materiali: Legno
    Misure: cm 20 x 9 x 20

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    Un po' di storia
    Le turriculae venivano utilizzate per scongiurare manipolazioni nel lancio dei dadi, o l'uso di dadi truccati, di cui si sono trovati molti reperti che presentavano delle lamine di bronzo all'interno per sbilanciare i risultati.
    I dadi venivano inseriti dall'alto e, grazie alle lamine oblique all'interno, compivano rotazioni sicuramente casuali evitando così che si potesse barare.
    Marziale ci ha scritto un epigramma, intitolato proprio "turricula", nel quale conferma proprio l'impossibilità di ingannare gli avversari.

    "Turricula.
    Quae scit compositos manus improba mittere talos, Si per me misit, nil nisi vota feret"
    (Marziale, CIV, 16)
    La Torre lancia dadi.
    La mano disonesta che sa lanciare dadi truccati (lett. ben preparati),
    se lancia tramite me, non otterrà null'altro che speranze.
    Quella proposta è la riproduzione dell'esemplare conservato al Rheinisches Landesmuseum di Bonn, frutto del ritrovamento di uno scavo a Wettweiss-Froitzheim negli anni '80.
    Come quasi ogni cosa realizzata dai Romani riporta una serie di scritte, in particolare un esagramma frontale che recita:

    PICTOS VICTOS
    HOSTIS DELETA
    LUDITE SECURI

    (I Pitti sono vinti, le ostilità sono cessate, giocate sicuri) L'esagramma (l'uso di sei parole di sei lettera ciascuna) ha una valenza legata alla fortuna in quanto i giochi ai dadi dei Romani erano molto legati ai numeri sei e dodici.
    La turricula originale ritrovata in Germania risale al IV sec. d.C., tuttavia la scritta fa riferimento a un avvenimento di molto antecedente, la sconfitta dei Pitti nel nord della Britannia romana di tre secoli prima, se ne deduce quindi che anche l'originale sia a sua volta una copia, cosa che non stupisce vista l'abilità e la predilezione dei Romani per le produzioni in serie.

    In ultimo, sulle restanti tre facciate, presenta la scritta VTERE FELIX VIVAS, traducibile con un semplice "usami e vivi felice".

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