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    Tavola Astronomica
    La Tavola Astronomica, altresì nota come Gioco delle Tavole con l'Astronomia, è un gioco medievale risalente alla fine del 1200, descritta nel Libros de los juegos da Alfonso X "il Saggio" re di Spagna.

    Scopo del gioco: Scopo del gioco è vincere la posta di gioco versata al banco dai giocatori, eliminando tutte le pedine avversarie.

    €290

    Gioco Medievale

    Numero di giocatori: 2-7
    Durata: 45-90'
    Materiali: Legno
    Misure: cm 40 x 40 x 7 

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    Un po' di storia
    La Tavola Astronomica è un gioco che entra a pieno titolo in quella che viene definita famiglia delle Tabulae, una serie di giochi di percorso derivanti dal più antico Tabula romano, considerato l’antenato del moderno backgammon.

    Scomparsi dall’area europea con la caduta dell’impero romano, i giochi delle tavole tornarono con i Crociati dall’oriente dove nel frattempo si erano diffusi raggiungendo anche Cina e Giappone.

    Nel 1283 Alfonso X “el Sabio”, re di Spagna, conclude i lavori al suo Libros de los juegos, un’accurata ricerca fatta da un’equipe di studiosi e amanuensi che il sovrano diresse di persona e a cui contribuì di persona partecipando anche alla stesura di alcune parti e alla revisione finale del testo. Come lavoro durò forse più di vent’anni, come data certa abbiamo difatti quella in cui venne completata, il 1283 appunto, ma non sappiamo quando davvero questo lavoro di ricerca ebbe inizio.

    In quest’opera, il re spagnolo descrisse tutti i giochi più in voga all’epoca e del gioco della Tabula indicò ben quattordici varianti; famosi diventarono quelle per più giocatori: la Tavola delle Quattro Stagioni e la Tavola Astronomica, rispettivamente per un massimo di quattro e sette giocatori.

    La caratteristica della Tavola Astronomica sta soprattutto nel suo forte legame al numero 7, considerato magico e di buon auspicio: sette sono i giocati, come sette sono i lati del tavoliere e le posizioni di ciascun lato, sette sono le pedine di ciascun giocatore e sette le poste di riscatto, tante quante le pedine, e sette è la posta del banco, la somma delle poste di ogni giocatore messa sul tavolo per il vincitore. Sette pedine, sette lati, sette caselle come sette erano i pianeti in cielo e che vengono quindi riportati con il proprio spicchio di cielo sul tavoliere.

    A differenza del gioco della Tabula, questo denota una maggiore complessità in quanto le strategie di gioco cambiano all’aumentare del numero dei giocatori e il fattore aleatorio del lancio dei dadi perde quasi d’importanza rispetto alla logica di movimento da attuare sulla base del lancio. Il gioco diventa quindi anche più veloce e divertente, con tanto di alleanze e tradimenti tra i giocatori.

    Da notare come la nota d’azzardo delle poste richiami la pratica tipica del Medioevo del riscatto alla quale, con buona probabilità, si è ispirato l’ideatore della meccanica: difatti, alla cattura di una pedina, il giocatore che l’ha persa la può riscattare pagandola con una delle monete a sua disposizione, proprio come si faceva quando in battaglia un cavaliere veniva catturato: la famiglia pagava un riscatto per la sua libertà.
    Sebbene la sua origine sia incerta, pare che questa precisa evoluzione fosse stata voluta dallo stesso Alfonso X di Spagna, molto legato al significato esoterico del numero 7, è certo che restò in auge per quasi mezzo millennio, giungendo sui tavoli di gioco del ‘700.


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